Da uno per tutti a tutti per te. Ufirst e GoOpti, insieme per farti viaggiare smart!

Cosa può esserci  di meglio di risparmiare la risorsa più preziosa che abbiamo – il tempo – se non… risparmiarne di più?
Da ora è possibile grazie alla partnership tra uFirst e GoOpti, oggi attiva negli aeroporti di Milano, Roma, Treviso e Venezia.

Se siete già viaggiatori uFirst, conoscete la sensazione che si prova a evitare inutili sprechi di tempo ed energie quando ci si muove: fast track in aeroporto, zero coda e il gioco è fatto. Se non lo siete ancora, presto fatto: cliccate qui per un rapido aggiornamento, entrate nel nostro mondo e iniziate a pregustare la vostra prossima esperienza di viaggio no-stress.

GoOpti è il servizio di transfer che vi permette di raggiungere l’aeroporto da casa –  e viceversa –  con il massimo della convenienza e della comodità. Come un taxi ma al prezzo di un bus, GoOpti viene a prendervi dove lo desiderate e vi porta direttamente al vostro terminal di partenza. Stop all’ansia e a costi insostenibili per il parcheggio, e insieme il massimo della flessibilità: sia che partiate alle tre del mattino, sia che vi troviate lontano dalla città, GoOpti incontra le vostre esigenze e vi mette a disposizione un trasferimento personalizzato, comodo e puntuale. E lo fa anche se siete da soli: il servizio è assicurato anche se a bordo c’è solo un passeggero.

E per chi vuole assicurarsi il massimo del relax, c’è il pacchetto Super Sereno, con il quale GoOpti vi garantisce un nuovo biglietto se perdete il vostro aereo a causa del traffico, o il pernottamento o un transfer sostitutivo in caso di spostamento del volo.

Arrivati in aeroporto, non vi resterà che accedere a uFirst per attraversare i controlli senza attese: un’altra mossa fondamentale del vostro nuovo modo di viaggiare smart.

Massima comodità, minimo spreco di tempo…. E il bello deve ancora venire: l’unione fa la forza, e uFirst regala ai viaggiatori GoOpti uno sconto speciale del 20% sul primo acquisto di uno tra i servizi proposti dall’app.

Non vi resta che provare, uFirst e GoOpti vi aspettano.

Insieme, al servizio dei vostri viaggi intelligenti.

 

 

 

Leadership emotiva, una via per il successo.

Meglio essere amati o temuti? Forse è un po’ abusata, ma di certo è una domanda che ancora molti manager si fanno quando si trovano a confrontarsi con il proprio stile di leadership, spesso senza venirne a capo.

I fattori da tenere in considerazione sono davvero molti, come pure le risorse da mettere in campo.

Tra queste, la cosiddetta Intelligenza Emotiva, concetto proposto per la prima volta poco più di un ventennio fa dallo psicologo americano Daniel Goleman che ha aperto la strada a una lenta rivoluzione anche in ambito di organizzazione aziendale.

Cominciamo con una definizione. Cosa s’intende esattamente con EQ, o, appunto, intelligenza emotiva? In breve, un cocktail di competenze di carattere più umano che tecnico: capacità di conoscersi e controllarsi, empatizzare con gli altri e coinvolgerli riconoscendone le emozioni e facendole interagire costruttivamente con le proprie.

La seconda domanda è: (emotivamente) intelligenti si nasce o si diventa? Sicuramente esiste un’attitudine innata alle facoltà che abbiamo descritto, ma proprio Goleman, certo che nei contesti professionali l’EQ possa fare la differenza in termini di performance, ha ugualmente affermato che le qualità del “leader emotivo” possono essere acquisite nel tempo. A condizione che ci si dedichi con un certo impegno, che si parta da un alto grado di consapevolezza dei propri punti di forza e debolezza e si sia disposti a intervenire su ciò che dagli altri viene segnalato come carente o scarsamente percepito.

Com’è fatto allora il leader giusto, in dettaglio? Sul fronte personale, la capacità di gestire se stesso, controllare le emozioni contrasti e restare focalizzato sugli obiettivi anche in condizioni critiche.

Verso l’esterno, l’abilità di creare sintonia con i componenti del team, comprenderne le aspettative, mediare eventuali conflitti e far percepire interesse verso di loro. Il risultato finale è un alto grado di engagement nei collaboratori, garanzia della migliore aderenza alla mission del gruppo.

A queste condizioni, le prestazioni salgono e la qualità del lavoro aumenta, permettendo un più efficace ed efficiente raggiungimento degli obiettivi. Il benessere delle persone, secondo Goleman, determina infatti uno stato ottimale definito Flow, in cui alla gratificazione delle persone si accompagnano massima focalizzazione sui task, elevata flessibilità e capacità di gestire la complessità.

Asso della manica dei leader di successo per creare scenari adatti al Flow è la stimolazione del cosiddetto social brain, una sorta di zona cerebrale virtuale condivisa in cui attraverso i neuroni specchio i cervelli di diverse persone si scambiano idee, emozioni, sentimenti. In quest’area si sviluppa la motivazione di gruppo, rispetto alla quale il leader, i suoi pensieri, i suoi comportamenti e modalità espressive hanno un ruolo determinante.

 

Se tutto funziona, secondo Goleman, il ritorno è assicurato. Anche perché lo stile emotivo si trasferisce – e funziona – anche nel rapporto tra aziende e clienti.

Pronti a diventare emotivi?

 

 

Irresistibile Halloween! La festa più commerciale del Globo.

Negozi pieni di costumi e ammennicoli a tema spettrale, corsie dei supermercati inondate di dolcetti a forma di zucca e fantasmini, sagome di pipistrelli in serie sulle vetrine. È Halloween! A riconoscere l’atmosfera ci si mette un secondo, ma quanti di voi sanno da dove viene la festa più commerciale del Globo?

Si tratta di una ricorrenza antichissima di probabile origine celtica, parente lontana della nostra commemorazione dei Defunti, che si è fatta strada tra diverse tradizioni culturali e religiose per consolidarsi nel XX secolo negli Stati Uniti come la più redditizia delle feste dopo il Natale. Dubbi? Vi basti pensare che negli States solo per i travestimenti (che non sono che una minima parte della galassia dei prodotti dedicati alla celebrazione) di Halloween, le famiglie spendono la bellezza di 3.3 miliardi all’anno.

Ma tutto ciò che è – più o meno – made in USA difficilmente resta Oltreoceano. Ed è così che il 31 ottobre è diventato la festa di halloween, un appuntamento immancabile anche sui calendari nostrani, di cui gli entusiasti attori protagonisti sono immancabilmente i bambini.

Se è quindi assodato che difficilmente si può opporre resistenza all’ondata arancione, attenzione però che bisogna saperci fare. In tempi in cui lo storytelling è tutto, infatti, agli addetti ai lavori dei reparti comunicazione e marketing non basterà una mano di colore per essere efficaci, ma servirà piuttosto attingere dal clima fiabesco della notte dei trick or treat per costruire delle narrazioni coinvolgenti per bimbi e famiglie.

Occasione che non si fanno certo sfuggire i parchi divertimento, dove l’atmosfera di Halloween – horror parte in crescendo fin dall’inizio di ottobre per culminare alla fine del mese in un fitto programma di manifestazione a tema: vere e proprie oasi dell’intrattenimento per i più piccoli e una buona opportunità per una pausa infra-stagionale per i genitori, con il ponte di Ognissanti.

Gardaland, Leolandia o Cinecittà World, per fare qualche esempio, si fanno trovare pronti a sostenere le aspettative di piccoli vampiri e streghette, quest’anno con una magia firmata uFirst: la possibilità di acquistare i biglietti saltando la fila ed entrare con uno sconto di 3 euro. Scarica uFirst dagli store e inserisci nella sezione Impostazioni dell’app il codice promo U1PARCHI, riceverai subito uno sconto di 3 euro per il tuo ingresso, valido fino al 31 dicembre 2018.

Divertimento garantito, senza la coda.

Pronti i costumi?

 

The Cleaner- dentro l’arte e (la vita) di Marina Abramovic

Forte, ribelle, appassionata, impegnata, provocatrice, geniale, vera, toccante, profonda, irraggiungibile, controversa.  Si potrebbero riempire pagine su pagine di aggettivi che descrivono Marina Abramovic e la sua arte, da cinquant’anni protagonista indiscussa del panorama culturale mondiale.

Assoluta e inimitabile rivoluzionaria della performing art, l’artista serba ha sempre occupato la scena con la forza e l’esuberanza di chi lascia intendere che ha sempre tanto, tanto altro da dire ancora.

Perfino quando sta in silenzio, com’era nell’indimenticabile The Artist is Present, con la quale ha emozionato le migliaia di persone che hanno potuto guardarla negli occhi per quell’intensissima manciata di secondi che la performance prevedeva. E ne ha emozionate milioni anche a distanza con il video dell’incrocio di sguardi a sorpresa (o forse no, ma a chi importa? Guardate qui) dopo una separazione durata decenni con il suo storico compagno di vita e di arte Ulay, con il quale ha condiviso alcuni tra i momenti più intensi della sua lunga carriera.

Abramovic è un mito vivente. La sua è una di quelle rare esistenze che si osservano quasi con timore e con un senso di irrealtà, perché si fatica a immaginarle così straordinarie.

Forse basterebbe proprio guardarla negli occhi per intuirlo, ma per chi non dovesse riuscirci – le sue esibizioni sono sold-out nel giro di pochi minuti – la retrospettiva ospitata a Palazzo Strozzi, Firenze fino al 20 gennaio 2019 è un buon modo per entrare in contatto con il mondo di Marina.

The Cleaner, questo è il titolo, dell’esposizione raccoglie oltre cento opere tra dipinti, video, installazioni e performance che ripercorrono cinquant’anni di vita artistica attraverso le tappe e i lavori più significativi. A mettere in scena le performance selezionate, artisti scelti apposta per l’evento. Un’occasione da non mancare.

Tra i moltissimi primati collezionati da Marina, anche quello di essere, in questo caso, la prima artista donna cui Palazzo Strozzi dedica una retrospettiva.

A pensarci bene, forse è proprio questa la parola che incarna al meglio la sua incredibile personalità. Donna.

 

 

 





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